DIARIO DI UNA TIROCINANTE - Capire lo stress
Leggevo qualche giorno fa
una notizia pubblicata su ansa.it: nel 2020 lo stress sarà la prima
causa di malattia.
Viviamo una vita che è sempre più frenetica,
sempre più
spesso priva di certezze, dove tutto cambia troppo velocemente. Al giorno d’oggi, la
lamentela più frequente (soprattutto per quanto riguarda i
giovani che si affacciano sul mondo del lavoro) riguarda l’impossibilità di fare progetti a lungo termine e la scarsa
stabilità. Scarsa stabilità per quanto
riguarda il lavoro, ma anche per quanto riguarda gli affetti.
Genitori sempre di corsa…lavoro, figli,
casa… in
ufficio 8 ore al giorno, magari in una città lontana da casa, perché ci convincono
che solo così possiamo assicurare un futuro ai figli. “Bisogna pagare
la retta per la mensa” “Il bambino ha la lezione di calcio, poi catechismo”..spesa,bollette,impegni…
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E il tempo per stare con
i propri figli, con la propria famiglia? Vale davvero così la pena
vivere una vita sempre frenetica, se poi stentiamo a riconoscere chi abbiamo a
fianco?
Crediamo che inseguire l’ideale di
realizzazione personale sia davvero sinonimo di felicità ed accettiamo
di farci in quattro. Poi torniamo a casa e…incomprensioni, litigi, cattivo umore. “Sei cambiata,
non ti riconosco più”: o forse bastava semplicemente fermarsi un attimo
e cercare di capire?
STRESS!!
Ragazzi che “se non vai all’università ormai non sei
nessuno”, “se non
frequenti la compagnia giusta sei fuori dal giro”.
Troppo spesso siamo più orientati a
raggiungere un ideale, soddisfare uno standard di aspettative sociali,
piuttosto che vivere veramente. Come se la felicità si misurasse
dai buoni voti agli esami o dal frequentare un certo tipo di ambiente, con il quale,
se ci riflettessimo, capiremmo che magari non abbiamo nulla in comune.
Abbiamo paura ad
esprimere le nostre emozioni negative, far capire che no, non siamo poi così contenti di
stare in ufficio tutto il giorno e preferiremmo passare qualche ora in più con il nostro
compagno, i nostri amici, accompagnare nostro figlio a scuola invece che
lasciarlo con la baby sitter.
INSODDISFAZIONE
PAURA
ANSIA
DISPERAZIONE
INCERTEZZA
OPPRESSIONE
RABBIA
STRESS!!
Tutte cose che impariamo
a tenerci dentro, perché esprimere emozioni negative va contro l’immagine
sociale positiva che ci sentiamo in dovere di dare buon genitore, buon amico, figlio comprensivo,
lavoratore puntuale, cittadino responsabile
Ed è quanto emerge
da alcune ricerche in psicologia sociale (citate in questo articolo http://www.robertokarra.it/psicologo-psicoterapeuta/articoli-tematici/modelli-culturali-ed-emozioni/),
secondo cui "gli Autori sostengono che il fatto che una persona
senta di non dover provare certi sentimenti, promuove lo stato di disagio
emotivo e di auto-svalutazione quando li prova.
Nel momento in cui le persone non riescono a soddisfare queste aspettative,
tendono a sentirsi “fallite”.
Ma è davvero il
caso di arrivare a questi livelli? A porci il problema soltanto quando la
situazione diventa ingestibile?
Al contrario, io credo
che ne guadagneremmo in salute se imparassimo a riconoscere e gestire i segnali
che il nostro corpo e la nostra mente ci inviano.
Va bene sentire un po’ di pressione,
preoccupazione…di stress! Non è, forse, solo il segnale che ci teniamo ad essere
coinvolti in quella determinata cosa e vogliamo portarla a termine?
Un po’, sì, ma senza
esagerare!!
E’ questo l’argomento di
cui parleranno la dott.ssa Verena BOSCOLO, la dott.ssa Laura Matti e la dott.ssa
Antonietta Vescovo nel II incontro del ciclo “I Mercoledì a tema”, in programma
Mercoledì 26
Novembre ore 21.00 presso lo Studio di Psicologia e Psicoterapia.
Ci aiuteranno a capire
quando lo stress è positivo e distinguere invece quando è necessario
chiedere un supporto, illustrando anche alcune metodologie che nel corso della
loro esperienza hanno applicato per la gestione dello stress in ambito
terapeutico.
Se volete saperne di più, o avere un’occasione di
confronto e dialogo, partecipate all’incontro!
Un'opportunità per riflettere su un concetto che è diventato ormai parte del nostro viviere quotidiano, ma che in realtà si rivela essere un "killer" silenzioso, a giudicare dai dati di ricerca...
RispondiEliminaVi aspettiamo!!
E' dal 2003, a partire dalle attività di tirocinante, che mi occupo di tematiche relative alla gestione dello stress, In realtà la curiosità è iniziata grazie ad un esame universitario in ambito di Psicologia della Salute.
RispondiEliminaHo svolto vari corsi di perfezionamento che mi hanno creato una visione olistica del costrutto stress.
Ogni volta che presentiamo il tema, abbiamo lo studio pieno e ogni volta mi riconfermo quanto c'è bisogno di pensare allo psicologo come facilitatore, come esperto di incremento delle risorse.
Allenarsi ad essere meno stressati è sicuramente un impegno e una fatica, ma a tutti gli effetti può salvare la vita. Trovare il modo di rilassarsi fisicamente è importante, ma non può essere l'unica strada! Occorre anche capire come affrontare diversamente ciò che ci preoccupa e pensare in modo diverso, da soli, non è assolutamente facile.