Ci sono eventi che ti lasciano appunti da rileggere. E poi ci sono eventi che ti confermano il modo di rapportarti con le persone.
Il Festival del Fundraising 2026 di Riccione è stato questo: tre giorni intensi in cui migliaia di professionisti, organizzazioni e changemaker si sono incontrati non solo per parlare di raccolta fondi, ma per interrogarsi sul significato più profondo del generare impatto.
Come community maker, ho vissuto il Festival come un grande ecosistema umano. Un luogo in cui le idee circolano, le competenze si contaminano e le connessioni diventano possibilità. Perché, in fondo, il fundraising non riguarda solo le risorse economiche: riguarda la fiducia ed il coraggio.
Il tema di quest'anno, "Il coraggio di scegliere da che parte stare", mi ha accompagnata durante ogni incontro, workshop e conversazione informale.
Perché scegliere da che parte stare significa assumersi una responsabilità. E La fiducia nasce sempre da una relazione.
👉 Quale cambiamento voglio contribuire a generare?
👉 In quale comunità desidero investire il mio tempo, le mie competenze e la mia energia?
👉 Che traccia voglio lasciare nelle persone che incontro ogni giorno?
Tra i momenti che porterò con me c'è sicuramente l'
intervento di Bebe Vio. Non è stata soltanto una testimonianza di resilienza. È stata una potente lezione sulla capacità di trasformare i limiti in possibilità, le difficoltà in visione, i sogni in azione concreta. Ascoltandola, ho pensato a quanto spesso sottovalutiamo il potere delle comunità. Nessuno costruisce impatto da solo. Dietro ogni risultato c'è una rete di persone che sceglie di credere, collaborare e sostenersi reciprocamente.
Poi, ho scelto come momento esperienziale la
visita alla Comunità di San Patrignano. Entrare a San Patrignano è stato per me l'incontro con persone e ascoltare storie. Confrontarsi con percorsi di vita segnati dalla sofferenza, ma anche dalla recentissima scelta di rinascere. Ascoltandoli, ho riflettuto sul ulteriormente sul significato della fiducia.
Nel nostro lavoro parliamo spesso di fiducia come elemento fondamentale della relazione tra organizzazioni, donatori e beneficiari. A San Patrignano ho incontrato una forma di fiducia ancora più profonda: quella che bisogna imparare a riporre in se stessi.
La fiducia di chi sceglie ogni giorno di continuare il proprio percorso anche quando sarebbe più semplice arrendersi. La fiducia di chi accetta regole rigorose non come una limitazione della libertà, ma come uno strumento per riconquistarla. La fiducia di chi trova il coraggio di restare dentro il disagio, dentro il fastidio delle emozioni, senza cercare scorciatoie.
Perché la rabbia, la paura, il senso di colpa, la fragilità e l'incertezza fanno parte dell'esperienza umana. Resistere alla tentazione di fuggirle richiede forza. Mentre ascoltavo queste testimonianze, non ho potuto fare a meno di pensare al lavoro del fundraiser.
Anche il fundraising, in fondo, è un esercizio quotidiano di fiducia. Richiede la capacità di restare nella relazione anche quando arrivano dei rifiuti. Richiede ascolto, costanza e pazienza. Richiede il coraggio di essere autentici e vulnerabili. Richiede la capacità di continuare a credere nel valore della propria causa prima ancora di chiedere agli altri di crederci.
Perché nessuna donazione nasce da una semplice transazione economica. Ogni donazione nasce da una relazione. E forse una delle lezioni più importanti che porto a casa da questa esperienza è proprio questa: il cambiamento non avviene quando eliminiamo la fatica, ma quando troviamo persone disposte a camminare con noi mentre la attraversiamo.
Le comunità non nascono dall'assenza delle difficoltà. Nascono dalla presenza di relazioni capaci di sostenerci mentre le affrontiamo.
E allora mi porto a casa una domanda che vorrei condividere con voi:
Qual è stata l'ultima volta in cui una persona, una comunità o un incontro
ha cambiato il tuo modo di vedere le cose?
Perché spesso sono proprio le relazioni a generare le trasformazioni più profonde.
Un ringraziamento speciale va a STMicroelettronics Foundation per avermi dato l'opportunità di partecipare attraverso una borsa di studio. Credo che investire nella formazione significhi investire nelle persone. E investire nelle persone significa moltiplicare l'impatto che possono generare nelle proprie comunità.
Torno da Riccione con nuove idee, nuove connessioni, nuovi interrogativi e una certezza ancora più forte: il valore più grande del fundraising non si misura nelle donazioni raccolte, ma nella capacità di creare legami autentici tra persone che scelgono di costruire il bene comune.
Questo è solo il primo di alcuni spunti.
Se anche voi credete che il cambiamento nasca dalle relazioni, seguitemi: continuiamo questa conversazione insieme.
E voi, da che parte avete scelto di stare?
Commenti
Posta un commento