LETTURE IN CAMPO / Olimpiadi della lettura: la voce si prepara a scendere in gioco

 Ci sono momenti, dentro un progetto, in cui senti che qualcosa sta per accadere davvero. Non è più solo un’idea, non è ancora l’azione pubblica: è quel tempo di mezzo in cui le persone si sono incontrate, le voci hanno iniziato a riconoscersi e l’energia è pronta a uscire dalle stanze per arrivare là dove batte il cuore della comunità. È esattamente questo lo scopo del coordinamento e del mio ruolo professionale!

Per questo vi racconto oggi di questo progetto e di dove ci troviamo con Letture in campo, azione del Progetto Olimpiadi di Lettura, con capofila la Biblioteca G.Cordone del Comune di Vigevano. Come psicologa dello sport e come persona che crede profondamente nel potere della lettura condivisa, è stato per me una grande occasione.

In queste settimane ho visto formarsi un gruppo eterogeneo e bellissimo: adolescenti, giovani e adulti che hanno scelto di mettersi in gioco non solo con il corpo, ma con la voce, con l’ascolto, con la presenza. Un gruppo di volontari che ha deciso di dedicare tempo ed energia a un’idea semplice e insieme rivoluzionaria: portare la lettura ad alta voce nei contesti sportivi del territorio.

Durante la formazione guidata da Sara Urban, attrice e formatrice, abbiamo lavorando su aspetti che sono andati ben oltre la tecnica. Certo, abbiamo accennato a  come respirare, a dare ritmo alle parole, a usare la voce in modo espressivo. Ma soprattutto ci siamo fermati a riflettere su  cosa significa leggere davanti ad altri, in spazi non convenzionali, dove il silenzio non è scontato e l’attenzione si conquista con autenticità.

Da psicologa dello sport e volontaria nell’ambito di Nati per Leggere, vedo emergere dinamiche preziose: la gestione dell’emozione, il sentirsi parte di una squadra, il trovare il proprio posto senza dover “performare” nel senso classico del termine. Qui la prestazione lascia spazio alla relazione.

Ora siamo in una fase che amo particolarmente.
Il gruppo c’è. La fiducia cresce. I testi iniziano a risuonare nelle voci di chi li leggerà. E davanti a noi si aprono i campi, le palestre, le associazioni sportive: luoghi di allenamento, di fatica, di crescita, che presto diventeranno anche spazi di ascolto e di immaginazione.

“Scendere in campo” con un libro in mano significa fare un gesto simbolico ma concreto: affermare che cultura e sport non sono mondi separati, che il movimento può convivere con la parola, che la lettura può abitare la quotidianità, anche nei luoghi dove meno ce l’aspettiamo.

Siamo quasi pronti.
E sento che ciò che accadrà non sarà solo una serie di letture, ma piccoli incontri capaci di lasciare traccia: nei volontari che leggeranno, nelle persone che ascolteranno, negli spazi che per un momento cambieranno ritmo.

Letture in campo sta per iniziare davvero.
E io non vedo l’ora di esserci, insieme a questo gruppo, nel punto esatto in cui la voce incontra il gioco e diventa comunità.

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